QUADERNI PRAGMATICI PER ANIMI CONTEMPLATIVI – FENOMENOLOGIA DEL BAGNO CALDO

Avvertenza:

un periodare così indolente non può che anelare al non finito, al non scritto e al non visto.

Non può reggere le forme positive né portare il peso della completezza.

Non sa accarezzare la rotondità del senso né accogliere la pienezza della settimana.

È il primo dei Quaderni e forse anche l’ultimo.

Un testo per la domenica, per il tardo pomeriggio, per animi contemplativi post-moderni, per mascalzoni pigri, sensisti dissoluti, edonisti ipertesi.

Un testo per lettori anosmici di Süskind e per miopi amanti dei Microscripts.

Per studenti infreddoliti che, chiusi i libri e tolte le scarpe, desiderino darsi ad un’attività pratica ma non troppo – Dio solo sa quanto mi dispiaccia servirmi di questi due termini – caratteristica di una vita actuosa nonché, in questo caso, acquosa.

FENOMENOLOGIA DEL BAGNO CALDO

Appartiene al dominio del senso comune il detto secondo il quale tutte le cose che piacciono fanno male. L’idea qui soggiacente è che in ogni sentimento di piacere sia sotteso un sentimento di dolore, che ciò che è sommamente dilettevole e buono comporti sempre (ironia della sorte) un qualche dispiacere.

Il cioccolato ne è un fulgido esempio – sul podio assieme al junk-food e ad altre leccornie – così come l’alcol, il caffè, le sigarette…

Ma cosa sappiamo del bagno caldo?

Che ne è stato cioè, nella rapida esistenza post-moderna, di questa pratica? Forse che homo abbia voluto relegarla nella preistorica animalitas e abbandonarla alla più cupa desuetudine?

È possibile figurarsi diletto e ristoro maggiore, al termine di una giornata intensa e stressante, dell’immergersi mollemente in una vasca ricolma di acqua e di essenze profumate?

Dopo aver trascorso la giornata in una squallida e fredda biblioteca intenti a leggere la Logica trascendentale o, chessò, i Supplementi al Mondo di Schopenhauer, quando cioè anche il muscolo cardiaco ha raggiunto la temperatura di una lucertola su una grondaia in gennaio, mi è impossibile pensare a nulla di più confortante, fraterno e dolce del mio calidarium domestico.

Come in sogno immagino me stessa fra soffici volute di schiuma, a rischiare il collasso fra candidi arabeschi, nelle acque bollenti e placide di un Tigri e di un Eufrate misteriosamente confluiti al mio cospetto.

E non c’è nemmeno bisogno di detergersi davvero. O non ce n’è la volontà.

Non un muscolo sembra essere coinvolto in questo splendido processo di purificazione interamente passivo. Non una fibra in affanno nel cammino per la nettezza.

Occorre solo abbandonarsi, dimenticare ogni inquietudine, interrompere l’attività frenetica dei nostri cervelli, sospendere l’istanza paterna, spegnere la luce se è accesa, oppure via col dimmer.

Occorre lottare e lottare per la rinascita del bagno caldo.

Occorre lottare e concedersi una parentesi fuori dal tempo e dallo spazio.

Preparare tutto il necessario ma in modalità zen, a ridotto consumo di energie. Tirar fuori una compressa o qualche perla effervescente, senza sforzo. Soprattutto scegliere, sempre con una certa indolenza, un sottofondo musicale, piacevole e delicato come lo stelo di fiore, atto a cingere come in un abbraccio il redivivo rituale del calidarium.

Per contro, è necessario che io aggiunga all’estasiante melodia sopra descritta (deturpandola per amore di verità) qualche nota stonata: alla voluttà del bagno potrebbero accompagnarsi alcuni spiacevoli inconvenienti pratici, nonché sarebbe possibile sollevare alcuni dubbi teorici.

Nella speranza verdissima di dimenticare i primi partirò dagli ultimi: per alcune anime contemplative – neokantiani, razionalisti e scienziati – il bagno avrebbe in sé un elemento incoerente, un che di irrazionale. Un contenuto di non verità e forse, persino, un residuo di arcaismo.

La posizione orizzontale e l’assenza di ricircolo di H2O non consentirebbero, secondo codesti detrattori del bagno, di lavarsi correttamente e secondo il giusto ordine (l’ordine gerarchico delle membra: testa, spalle, tronco, gambe e, infine, gli infimi piedi – estreme propaggini immonde di un’organizzazione orientata al dominio della ratio).

Secondo altri, invisi ai piaceri del corpo, il bagno sarebbe davvero troppo. Una concessione gratuita alla voluttà, alla dissolutezza. Un’infeconda fuga nella corporeità, un inconcepibile volgersi alla carne, un indugiare sconveniente nell’ozio.

Una perdita di tempo ammantata di oscuri e persistenti sensi di colpa; una voce dal timbro marziale senza l’ombra di un’erre moscia che urla: ProduRRe, attivaRsi, RispaRmiaRe, affRettarsi, staRe dRitti in piedi, eRgeRsi con dignità. Quando è tRoppo è tRoppo!

Così consideri gli effetti collaterali che si assommerebbero (la temperatura sembra adesso troppo calda, troppo): pressione bassa, follicolite, sudorazione, folle spreco di acqua calda, spettrali tensioattivi anionici…

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4 Replies to “QUADERNI PRAGMATICI PER ANIMI CONTEMPLATIVI – FENOMENOLOGIA DEL BAGNO CALDO”

  1. Ti ho appena scoperta e mi piace cio’ che scrivi. Mi piace la tua sottile Ironia in questo testo e ti prego fa che non sia l’ultimo. T’inviterei pure a leggere qualche brano delle altre 2 scribacchine nel mio blog perche’ trovo una certa affinita’ con il tuo modo di scrivere. Ho letto pure le tue poesie. Mi piace Walter…..1 e 2 ( non ricordo il cognome) e quella dei naufragati dalla Libia.
    E’ da un po’ che vedo il nome Acutamente, nelle mie emails ma Ho letto poco e in fretta. Una domanda, perche’ ” Acutamente” ?

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  2. Ciao Scribacchina1, le tue parole mi hanno reso davvero felice quest’oggi.
    Accolgo con piacere il tuo invito a leggere qualche brano sul tuo blog e mi impegnerò affinché questo testo non sia l’ultimo.
    Perché ACUTAMENTE? Quando ho scelto il nome mi sembrava che il termine “acuto” avesse in sé diverse accezioni (intelligente, ma anche acuminato, appuntito) e fosse quindi adatto a caratterizzare questo progetto in divenire.
    Acuta è la penna che coglie il mondo in modo esatto, ma è anche la penna incisiva, la penna appuntita che ferisce. Avremo modo di riparlarne cara Scribacchina1

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  3. Ok grazie del chiarimento. Sempre lieta di sapere che le mie parole ti abbiano portato magari un bel sorriso sulle tue labbra. Specialmente di lunedì’!
    Scrivi dall’Italia o da dove?
    Noi scribacchineinfuga siamo a Londra.
    Ciao e una buona settimana a te.

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