LEOPOLDO LIETO LETTORE E LETTERATO DILETTANTE

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Immenso si staglia con pallore metropolitano ad invadere brusco il campo visivo. O almeno ciò che resta di esso tra il cemento grigio e i cavi elettrici. Sinistri cartelli e trovate segnaletiche da quattro soldi: righe gialle, obliteratrice, non fare questo, non fare quello, attenzione, attenzione a fare attenzione, non fumare…ora sì, fuma pure, pochi metri più in là di nuovo no. Diretto.

Diretto verso dove è noto ma qui, dall’altro lato della barricata la direzione è un’altra. E ci si dirige. Fin qui si dirigono assonnatamente i piedi in avanti con passi strascicati e si resta clamorosamente indietro con il capo. Non le reti neurali ci portano al mattino ma le zampe, coattamente, e non si pensa a nulla ma si soffre, indirettamente, dei pochi stimoli fisiologici che a quest’ora non si possono non avvertire senza che si trascurino allo stesso tempo.

Quale direzione saranno il treno e l’abitudine a deciderlo. All’interno del fosco abitacolo lui solo, Leopoldo, doppiamente avvolto in un kimono in lana (melangiato come il suo animo), vittima sacra contesa fra Morfeo e Apollo, tra piumino e pc, ancora inconsapevole del giorno freddo e denso che lo aspetta.

Lo aspetta non aspettandosi. E corre forte nella sua misantropia, forte della certezza di potergli spiattellare in faccia il frutto acerbo di un perenne risentimento nei confronti dell’uomo – di chi fa ma non vorrebbe, produce molto e poco gode. Scalpita e si dimena, scrive e vive come un dio ma non dovrebbe.

Il giorno ha voce e petto e bocca. Il risentimento ne alimenta il petto, la bocca docile asseconda, articolandone la voce in parole d’acqua che solcano impietose il viso del povero Leopoldo, trafelato erede di una storia che più che appartenergli grava, come una catena sui suoi polsi rosei (liberi dal caldo abbraccio del kimono) e sulle sue caviglie, l’una peraltro dissimile dall’altra.

Perché si sa, per quanto si possa volersi simmetrici (desiderando forse esser pronti per il red carpet anche qualora un’ascia ci dividesse in due), cioè per quanto si scelga di iniziare la rampa col piede destro e poi concluderla col sinistro, non è infrequente che questa felice combinazione di cultura e natura o di paranoia e realtà, ossessione e leggi architettoniche non si verifichi affatto, preferendo risiedere defilata nella potenza senza potere dell’immaginazione, piuttosto che nella coercizione senza coraggio del reale.

Leopoldo, ora non più il solo incapsulato nel diretto, si trova a vivere proprio come le sue caviglie, nella vergogna senza colpa di una scissione profonda (che non ha nome ma ha qualcosa a che fare con la pretesa simmetria assiale fra possibile e reale) ora avvilendolo ora inorgogliendolo per l’avvilimento al quale è capace di tener testa, subendo felice come un Marco Aurelio dei nostri giorni.

Fra chi, nostalgico spettatore di papà Castoro, gioca con l’I-phone con gli occhiali calati sul naso, chi accompagna soddisfatto un bastardino color topo, fra quello che ha fatto colazione con la sambuca e chi torvo si reca, nello sconforto dell’ipoglicemia, a fare gli esami del sangue, Leopoldo comprende che la voce del giorno è (essenzialmente) la sua voce. SEI IN RITARDO LEOPOLDO! E la tua eccezionalità non risolverà di certo la situazione.

Ti animi da sempre di una tale puerile convinzione che non ha davvero alcun fondamento all’infuori dell’ingenuità irta d’orgoglio che ti porti appresso; e che francamente ha finito per stancare anche te. Stolido omuncolo. Con le tue fantasie, le tue velleità da letterato, ah ah…le tue debolezze che osi ancora alla tua veneranda età, insipiente, chiamare poesie.

La tua arte, aimè, nulla potrà. Nulla varrà a sfangartela, a cavare un ragno dal buco. Nulla.

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2 Replies to “LEOPOLDO LIETO LETTORE E LETTERATO DILETTANTE”

  1. A prima lettura, mi ricorda vagamente qualche cosa di Borges….ma non so….c’è malinconia in questo Leopoldo….e dell’ surrealismo ? È’ una lettura molto densa.
    Deve rileggere pero’ mi pace. Questo Leopoldo è’ un personaggio di tua invenzione o un personaggio letterario?

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    1. Cara Scribacchina1, con la tua domanda hai colto nel segno. La filosofia, la poesia genera domande e si nutre di domande, molto più che di risposte. Quindi, chi è Leopoldo? Certo è frutto dell’invenzione. Ma chi sia e che cosa rappresenti resta un mistero. Un mistero che solo il lettore empatico può risolvere!

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