IL RITORNO ALLA NATURA PER NIETZSCHE

LA NECESSITÀ DI UN DIALOGO CRITICO CON IL POSITIVISMO E IL ROMANTICISMO

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L’uomo moderno ha perso l’illusione di essere parte integrante della natura.
Il romantico, ha ceduto il posto allo scienziato, al positivista.
Anche il positivismo però si è rivelato una nuova metafisica.
Il giovane Nietzsche dialoga con la tradizione e la critica. Ne raccoglie però anche gli aspetti fecondi: l’interesse per l’irrazionale che può far scaturire inedite illuminazioni.

Il principio di fondo del Positivismo è che la scienza sia l’unica conoscenza possibile e che il suo metodo sia l’unico valido. La scienza ha scelto per oggetto ciò che è reale, sperimentale e fattuale, svalutando ciò che è astratto e metafisico.

Basta con la metafisica (Keine metaphisiche meher) è lo slogan del Positivismo.

Il metodo scientifico si fonda su principi verificabili, mentre la metafisica si basa su principi oscuri. È perciò adatto a risolvere tutti i problemi della conoscenza, dalla tecnica all’etica, dalla politica alla psicologia. Così principi del metodo scientifico che regolano le scienze naturali vengono trasferiti sic et simpliciter alle scienze umane.

Il Positivismo afferma una fiducia incondizionata, una vera e propria fede nella ragione; la scienza viene esaltata a scapito di ogni sapere non verificabile ed è scarso l’interesse per ogni discussione critica.

Una scienza così intesa si configura come una nuova metafisica. Questa è la principale critica che Nietzsche muove contro il sapere positivo.

Il Positivismo sarebbe analogo al Romanticismo: un’assolutizzazione, non del sentimento, ma della scienza, che diventa un dogma. Alla scienza è attribuito un valore assoluto e di tipo religioso, analogo a quello del Romanticismo verso arte, poesia, religione e storia. Evoluzione e progresso sono termini concettualmente speculari a quelli romantico-idealisti di Spirito e assoluto.

Il Romanticismo caratterizza il clima del XIX secolo; esso prende le mosse dalla coscienza dell’uomo moderno dell’avvenuta e irrimediabile scissione tra l’io e il mondo, tra lo spirito e la materia.

Dato che è impossibile ritornare all’armonia originaria, per la ferita apertasi in seguito al fallimento del tentativo della ragione di far luce sul mistero del mondo, si cerca di ricostruire una nuova armonia, non più spontanea, né ingenua, perché consapevole della frattura avvenuta.

L’individuo romantico si sente parte di un tutto infinito; essendo costituito di Spirito, è capace di pensare l’assoluto, il principio divino che muove le cose e genera la realtà sensibile.

La verità non può essere attinta razionalmente: l’arte e l’immaginazione si offrono come alternative alla ragione, rivelano intuitivamente e simbolicamente la verità dell’uomo e della sua condizione esistenziale.

La condizione umana è per i romantici tragica, poiché consiste in una tensione lacerante tra il desiderio dell’uomo di infinito e i suoi limiti, il tempo, la caducità, la contingenza.

Se da una parte Nietzsche si distanzia dal Romanticismo, non condividendone gli esiti metafisici (di tipo panteista o deista, ovvero l’esistenza di uno Spirito nella natura), dall’altra ne condivide la sensibilità.

Anche per Nietzsche è centrale il problema dell’uomo che ha perso l’illusione di essere parte della natura. L’uomo ha potuto intravedere l’infinità dell’universo e del tempo e ha compreso con chiarezza che la sua vita è soltanto un caso, un evento fortuito.

Il Romanticismo sperimenta un rinnovato interesse per l’irrazionale e l’indeterminabile; la ricerca si orienta verso le zone oscure della psiche, come l’onirico, la follia e il delirio. Questi stati mentali, in cui viene meno il controllo razionale, lasciano spazio all’emergenza di inedite illuminazioni.

Essi sono analoghi alla dimensione dionisiaca, in cui è possibile intuire lo spirito del mondo, superando la frattura fra l’uomo moderno e la natura.

Lo spirito del mondo non è da Nietzsche inteso metafisicamente: esso è il grido della natura, che esprime il dolore del mondo.

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