ISPIRAZIONE POETICA OVVERO UN INCERTO CORRIDOIO DI PAROLE E SUONI

Ispirazione poetica
Foto di Acutamente

 

Sì, la volontà era ancora salva! Saldamente ancorata al corpo che chiedeva. Volevo bere dell’acqua fresca.

E volevo leggere e rileggere le pagine infere, le righe schiette del sottosuolo, quei rivoli d’arte scritti seduta sul pavimento gelido di camera tua. Quando superbamente sfidavo la sorte, fino a sentire in un crescendo di flauti traversi ed archi le note più acute. I re e addirittura i sol alti, così limpidamente superni da farmi arricciare in semicerchi i piedi, arcuati ed incerti sostegni di una nuova sconvolgente versione di me. In una metamorfosi ultima, fuggevole e quasi irripetibile, stavo come un rapace onnivoro di discrete dimensioni abbarbicata sulla spalliera del divano come su un trespolo d’oltralpe. Percorsa, al crocevia dei punti cardinali da una tempesta di aria e di energia elettrica.

Sullo sfondo preistorico di svariate nottate ad alta tensione mi aveva rapito, penso, ciò che i più chiamano ispirazione.

Un impulso particolare e fortuito che spossessa della razionalità e dell’individualità e rende capaci di dar vita alla creazione artistica. Ma era davvero mia quella grafia?

Ne ero certa: una fila ordinata e compatta di ragni, inframezzata tuttavia da alcuni aracnidi separatisti e studiosi che stavano un po’ sulle loro…insomma, la riconoscevo. Ma di alcuni stralci la paternità era incerta. Li sapevo miei, ma non li sentivo tali, perché nati da sconnessioni, stati crepuscolari, intermezzi liminari e pochi ricordi oscuri.

Frammenti taglienti di una memoria che rigettavo.

 

“Taci.
Non c’è più tempo e nessuno ormai ti ascolterà.
L’orologio è fermo.
 Il sole si è congedato e le lenti degli occhiali sono saltate via.
Gettali, quindi.
Violacea la pelle ribolle di freddo.
Rabbrividisci astante. Ti sei accorto che stavi urlando a squarciagola?
Che poi nella folle corsa in cui ti sei lanciato hai smesso? Ammutolito, atterrito.
Del tutto immobile dopo quella caduta rovinosa ed insensata ad un tempo.
Inutile determinare il come ed il perché”.
 

Mi ritrovai sola, in un incerto corridoio di parole e suoni, sconfinato nella sua lunghezza e gelido come l’universo vacuo che non conosciamo.

Voci disarticolate e suoni della natura si susseguivano e si intrecciavano, avvolgendomi e sconvolgendomi.  Lo scroscio animale di una cascata, il sibilo forte del vento fra le frasche, lo sciacquio imprevedibile di un maroso infuriato. Un insolito silenzio, annientato d’un tratto da un boato maestoso…e poi un gran rumore acciottolante di massi sconnessi. Un sommesso gracidio accompagnava il mio incedere comprensibilmente lento, tanto lo stupore di trovarmi in questa anticamera di realtà, rapita come in estasi.

In fondo a questo corridoio una luce, un varco candido. Una ferita sottile che, fra gli spasmi di un animo sofferente si apriva, come un’ulcera, fino a prendere le sembianze di un’ogiva color latte. Immaginai un cerchio sottile e fragile, come il primo, membranoso petalo di un fiore d’inverno. Da questo petalo prese a filtrare, delicata e poi abbagliante, una luce.

Mi sembrò che una nuova possibilità si aprisse quando tutto sembrava ormai finito: del corridoio buio e gravido di suoni non c’era più traccia, ma vidi sulla carta l’inchiostro nero di una poesia bellissima, che presi a leggere.

Poi mi interruppi: volevo bere dell’acqua fresca.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...