IL NOSTRO NASO È FATTO PER PORTARE GLI OCCHIALI?

I PENNACCHI DI SAN MARCO E IL PARADIGMA DI PANGLOSS

Nel recente passato due autori hanno espresso insoddisfazione nei confronti dell’onnipervasivo paradigma adattazionista e hanno cercato di confutarlo, o quantomeno, di mostrarne i limiti.

Con questa intenzione S. J. Gould e R. C. Lewontin nel 1977 scrivono l’articolo, divenuto ormai celebre, I pennacchi di San Marco e il paradigma di Pangloss.

Di cosa tratta l’articolo? E che cosa c’entra l’architettura (“i pennacchi” dell’enigmatico titolo) con l’evoluzionismo?

Nella cattedrale di San Marco i pennacchi (“spandrels”) sono gli spazi a forma di triangolo allungato che risultano dall’intersezione di due archi posti ad angolo retto. 

I pennacchi sono dei sottoprodotti architettonici necessari al fine di collocare una cupola rotonda sopra un parallelepipedo di base.

Questi spazi accolgono le bellissime raffigurazioni dei quattro evangelisti, del Tigri e dell’Eufrate.

Tuttavia, anche se fossimo convinti dell’eccezionale valore di questi affreschi, commetteremmo un errore molto grave se considerassimo questi elementi come il punto di partenza dell’analisi e, addirittura, come il motivo per il quale l’intero edificio sia stato edificato.

In questo modo verrebbe invertito il senso dell’analisi: il sistema inizia con una limitazione architettonica, la presenza dei quattro pennacchi e la loro forma a triangolo rastremato. Questi hanno fornito uno spazio nel quale ha lavorato il mosaicista, e stabilito la simmetria quadripartita della cupola sovrastante.

 Un’interpretazione di questo tipo sarebbe ridicola esattamente come erano parse ridicole, alle orecchie di Voltaire, le parole del Dottor Pangloss:

«Le cose non possono essere in altro modo che come sono […]. Ogni cosa è fatta per lo scopo migliore. I nostri nasi sono fatti per portare gli occhiali. Le gambe sono chiaramente fatte per portare le braghe, e noi le portiamo».

In questa affermazione è racchiuso il nocciolo del panglossismo.

Entro questa cornice di pensiero, la selezione naturale è l’unico meccanismo operante nella formazione degli organismi; essa sembra essere addirittura onnipotente, mentre viene trascurata l’esistenza di vincoli strutturali negli organismi.

Il metodo adattazionista e panglossista ha uno stile argomentativo che è, per sua natura, infalsificabile e descrivibile come segue:

  • se un argomento adattativo cade, prova con un altro;
  • se un argomento adattativo cade, supponi che debba essercene un altro (versione più debole dell’argomento precedente);
  • in assenza di un buon argomento adattativo, comincia con l’attribuire il fallimento all’imperfetta conoscenza dei luoghi e delle abitudini di vita di un organismo.

Ad esempio, le commessure a zigzag dei brachiopodi e dei bivalvi (si pensi ad alcune conchiglie), un tempo considerate come mezzi per rafforzare la conchiglia, vengono successivamente interpretate come setacci per vagliare le particelle di una determinata taglia (secondo l’interpretazione adattazionista di Rudwick, 1964).

Una serie di strutture come corna, palchi, zanne, una volta considerate armi contro i predatori, divengono poi i simboli di competizione intraspecifica fra i maschi (Davitashvili, 1961).

La faccia degli eschimesi, una volta descritta come «progettata per il freddo» (Coon et al., 1950), diventa un adattamento per reggere grandi forze di masticazione (Shea, 1977). 

In questi esempi, appare evidente come gran parte della biologia tenda a smembrare l’organismo in parti anatomiche funzionali ad un determinato scopo.

La necessità, che caratterizza questo stile di pensiero, di comprendere ogni tratto come un adattamento in chiave funzionale, rischia di scadere nel ridicolo e di travisare del tutto la comprensione del vivente.

È necessario, per i due autori, adottare una prospettiva più ampia e non dogmatica, che recuperi lo spirito pluralista di Darwin. È necessario lasciarsi alle spalle l’ottusa visione pan-selezionista ed essere più ricettivi nello scorgere l’esistenza di limitazioni al meccanismo della selezione: costrizioni filetiche, vincoli legati ai sistemi di sviluppo e vincoli architettonici, conseguenze dei materiali e dei progetti scelti per costruire i Baupläne (le “planimetrie”o i “modelli di sviluppo”) degli organismi. 

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