UOMINI SENZA VOLTO

e altri titillamenti di filosofi nevrastenici

Come è possibile che gli altri non sentano puzza di bruciato?

Il nostro tempo impolitico non vuole vedere il proprio volto, lo tiene a distanza, lo maschera e copre. Non devono esserci più volti, ma solo numeri e cifre. Anche il tiranno è senza volto.

[G. Agamben, Quando la casa brucia, Una voce, 5 ottobre 2020, Quodlibet]

Ciao

Ciao

Una coppia asettica. Due voci che si susseguono rapide quasi a scavalcarsi, quasi a soffocare un barlume di genuino interesse. Un interesse però, questa volta eminentemente pragmatico, esiste. E per fortuna, non siamo mica dei pazzi che rischiano la vita per il puro piacere di dialogare, per un puerile e pericolosissimo bisogno di affetto. Oppure no? Annunciata da un repentino toccacciare nelle tasche, mi piove sulla testa una richiesta: quando puoi, mi faresti x, mi daresti y? E sul crinale fra la nausea e un vago senso di abbandono acconsento:

OK [laconico].

Per cui non c’è più molto da dirci e quindi:

Cia[o]

Alla prossima

Perché sì, mi si conceda almeno una variatio, mi si lasci quantomeno la compagnia di Seneca, mi si permetta di godere di una prosa non banale. Che poi qui a Milano di banale non c’è proprio nulla, anzi, tutto o quasi quest’oggi mi perplime. Scattante inforco la mia giacca, mi deformo il setto nasale per far meglio aderire la mascherina al viso e mi ribalto come un’ossessa giù per le scale, poi per le vie del centro, contraddistinguendomi dalla massa per frettolosità e passo militaresco.

Con fare indagatorio osservo la gente intorno a me, scrutando la porzione visibile dei loro volti. Cerco di intuire al di sotto delle maschere, l’esistenza di tratti, espressioni, corrucciamenti, cerco di ricomporre noto ed invisibile, di immaginare nari e bocche, baffi e apparecchi per i denti, nei e sorrisi.

Mi accorgo presto che però questo passatempo malsano rasenta la perversione intellettuale dello scienziato positivista, o dell’ottimista metafisico, giacché presuppongo che per forza un volto debba pur esserci oltre il diaframma di una ffp2. Invece forse non c’è nessun volto. Sono circondata da statue acefale, da personaggi in maschera e non da persone, da corpi in movimento, viventi non umani e post-umani, automi, fantocci e cyborg.

Tornate a casa la sera, girate le chiavi nella toppa e, senza accendere la luce, muovete con sicurezza un passo in avanti e poi l’altro e vi trovate all’interno dell’abitazione. Tutti siamo abituati che la cosa stia così e non c’è dubbio che possa incrinare questa certezza, che non vacillerà né domani né posdomani. Invece forse oltre la porta vi è il nulla. E fra qualche giorno, credendo di entrare in casa, è possibile che io sprofondi in un baratro profondissimo…oppure queste sono tutte baggianate, titillamenti di filosofi nevrastenici.

Eppure, come dicevo poc’anzi, qualcosa mi lascia perplessa. Come è possibile che gli altri non sentano puzza di bruciato? La città ha preso fuoco e, mentre una nube tossica va addensandosi, le fiamme hanno iniziato a divorare la biblioteca e il teatro dell’opera, l’università e la galleria d’arte, non molto distante da qui. Come è possibile non accorgersene? Seguitiamo a fare quel che stavamo facendo. Là fuori serpeggiano le fiamme, nei cuori serpeggia la paura. Sul volto però non si trova alcuna traccia d’emozione. Oppure un’emozione vaga, senza però trovare ospitalità in alcun volto.  

Avviluppata dalla caligine, un’umanità senza volto conduce come se nulla fosse la propria vestigiale esistenza, mentre l’incendio attecchisce e divampa in tutto il mondo.                

6 Replies to “UOMINI SENZA VOLTO”

  1. L’incendio farebbe luce, ci darebbe un’insostenibile sofferenza tale da farci reagire. Qui invece siamo avvolti in una nebbia sempre più fitta, che ci confonde e ci anestetizza. Come scrivevo dalle parti mie, avremmo bisogno di un’altra realtà, di un sogno ribelle

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    1. Un’altra realtà…il “sogno ribelle” di cui hai parlato nel tuo articolo, caro Romolo, è un’utopia necessaria, è la pars construens che manca nel mio scritto…forse dai toni eccessivamente cupi. Un caro saluto

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    1. Caro Tony, sono felice che tu abbia apprezzato questa piccola lettura e ancor più felice di poter condividere con te questo “doppio movimento”, il peso dell’angoscia che ci schiaccia e il desiderio, d’altra parte, di riprendere in mano il nostro “volto”…a presto!

      Piace a 1 persona

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