SCRIVERE PERCHÉ

SCRIVERE PERCHè

 

Molti di noi amano la scrittura, stimano i grandi scrittori del passato. Molti di noi amano leggere gli scritti di questi autori, ne traggono diletto e ispirazione.

Amiamo scrittori e letterati, perché hanno saputo portare all’evidenza la grandezza – e anche la miseria – degli uomini. Perché  sono stati generosi e hanno reso patrimonio comune la ricchezza delle loro menti e la magnanimità dei loro cuori.

Il grande scrittore è colui che ha smesso di autocensurarsi. Che ha scelto di interrompere almeno il circolo vizioso dei dubbi e delle domande limitanti – quello scrivo interesserà qualcuno? Mi leggeranno? Sarò all’altezza delle illustri menti del passato? E via dicendo – per far dono di se stesso al mondo, nella forma dell’opera d’arte.

Per questo, oltre alla stima, il grande autore può suscitare anche un’invidia inenarrabile, quel sentimento di tensione verso ciò che ci oltrepassa (e al cospetto del quale ci sentiamo, a torto o a ragione, inferiori e indifesi) che ci rende pallidi di terrore o addirittura verdi…verdi d’invidia appunto!

Al cospetto di un grande del passato – di un Camus, di un Mann o di un Kafka – ci sentiamo piccoli e insignificanti, praticamente delle scimmie antropomorfe incapaci di far sorgere anche il più semplice pensiero. Questo paragone ci schiaccia, ci limita e ci rende muti.

Eppure il senso di inadeguatezza che deriva dal confronto con ciò che è illustre, ci eleva e ci rende nobili. Il dolore per la sproporzione, ma anche il piacere che avvertiamo altro non sono che le conseguenze dell’incontro-scontro con un sentimento misto: il sentimento del sublime.

Burke, Kant e Schopenhauer hanno riflettuto magistralmente sul sentimento del sublime, ma ci soffermeremo su queste analisi in un’altra occasione, poiché adesso ciò che mi sta a cuore è, più di tutto, il tema della scrittura.

Perché scrivere?

  • Scrivere è raccontarsi. Anche se non si tratta di un’autobiografia, ma di un racconto o di una recensione o persino di un fatto di attualità, scrivere è sempre scrivere di sé.

Anche nella prosa più asciutta, più accademica che possiate immaginare, la voce dell’autore, la sua interiorità (cioè il suo vissuto) è presente come infrastruttura, come anima e spirito vitale del testo.

La voce dell’autore è sempre presente, anche nella forma dell’assenza. È un fuoco che divampa attraverso lo stile, è genio che punteggia ogni parola, che informa la frase e che rende il testo un’opera d’arte originale e irripetibile.

  • Per questo scrivere è rivoluzionario, è creazione del nuovo, estrinsecazione del sé, della propria singolarità nella sua unicità. Scrivere resistenza all’omologazione e all’alienazione del linguaggio.
  • È scoprire se stessi, conoscersi. È il gnōthi seautón (conosci te stesso) dell’oracolo di Delfi.

Tenere un diario, scrivere poesie o racconti è uno strumento validissimo per conoscere meglio noi stessi, per fare esperienza dei nostri limiti e delle nostre potenzialità, per aumentare la fiducia in noi stessi.

Semplicemente per renderci conto che quel che pensiamo (proviamo o facciamo) ha un valore – sia pure soltanto per noi – ed è degno di rispetto…che meritiamo attenzione, che possiamo e dobbiamo dare spazio alle nostre possibilità di espressione.

  • Scrivere è far dono di sé a se stessi e agli altri. Badate bene, A TUTTI, infatti scrivere è democratico.

Anche se scrivete “solo per voi stessi”, come spesso faccio anche io, scrivere è sempre donarsi agli altri, a ciò che è altro da sé.

È uscire da se stessi, prendere le distanze da sé ed estrinsecarsi su un supporto esterno, non importa se cartaceo o digitale.

  • Scrivere è riversare nel mondo la propria traboccante ricchezza.

Se ci precludessimo la possibilità di esternare il nostro intimo, tale ricchezza ci saturerebbe e non potrebbe mai giovare a nessuno, meno che mai a noi stessi, auto-censurati dalla paura e dalla poca stima che ci attribuiremmo.

  • Scrivere è sbilanciarsi, sporgersi verso l’esterno. È liberarci, sgravarci dal peso di schemi mentali rigidi e castranti.

È osare. Mettere da parte paure e insicurezze, accantonare i pregiudizi. È levarci di dosso quegli alibi che ci impediscono di volerci bene, di stimarci e di riconoscerci, almeno nel nostro piccolo, come artisti e come geni.

L’arte in generale, non solo l’arte scrittoria, è infatti uno strumento utile a prenderci cura di noi stessi. Diventare artisti, scoprire il talento che è in noi, può valere come prassi per imparare nel concreto a volerci bene – ma questo tema, troppo vasto per essere trattato in poche righe, sarà oggetto di un altro articolo, forse il prossimo.

 

Voi cosa ne pensate? Qual è per voi il valore della scrittura? Scrivere è anche secondo voi un modo per raccontarsi, per conoscersi meglio, per distinguersi e non omologarsi? Oppure le vostre riflessioni vi hanno condotto ad altre possibili risposte?

Sono curiosa di sapere…a presto 🙂

…e dimenticavo: SCRIVETE, SCRIVETE, SCRIVETE!

10 Replies to “SCRIVERE PERCHÉ”

  1. Forse hai tralasciato il lato negativo nello scrivere: esaltazione dell’ego..
    Mi piace quanto leggo anche in questo apporto, non fraintendermi, ma non è tutto sublime…
    Sopratutto da quando è alla portata di tutti grazie al web.
    Io adoro leggere, ma entrando nelle librerie stracolme mi chiedo quanti alberi son stati abbattuti alcun senza profitto sociale..se non per foraggiare l’ego.

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  2. Ti prendo in parola! Scrivo…sicuramente è quello che hai scritto tu, sbilanciarsi prima di tutto, come tuffarsi direi. Mettersi alla prova, tentare. Anche in altre cose della vita del resto dobbiamo sperimentare e vivere attraverso il quotidiano e i rapporti con gli altri. Di sicuro non possiamo vivere dentro una gabbia rischiando di non vivere. Ecco per me è questo scrivere: fare del tutto per essere libera. Grazie per questa riflessione e per quello che hai scritto.
    Un sorriso, Lila

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  3. Scrivere è un bisogno che si ha, poi come e perché si scrive è un altra storia.
    Molti vogliono scrivere per diventare famosi, altri solo per il loro piacere.
    Il blog, per quelli come me che non sono interessati a pubblicare libri, è una via di mezzo, scrivo per me senza cercare di compiacere nessuno, e po se qualcuno legge, e strappo un sorriso,o un mi piace, sarò sincero ne sono felice.

    "Mi piace"

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